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La nostra Storia

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Il fascino di una storia passata, ancora fortemente presente

Se queste mura potessero parlare, cosa racconterebbero?
Ce lo siamo chiesti e abbiamo deciso di scavare nel passato, per scoprire tutti gli avvenimenti che qui si sono dipanati per diversi secoli.

Sembra che la corte risalga al Medioevo, perché ricalca la struttura tipica delle corti chiuse dell’epoca: ci sono tracce del suo assetto difensivo e della presenza di forni e pozzi, che servivano a sfamare molte persone.

Sull’impianto originale si sono poi stratificati molti interventi di recupero, come quelli risalenti al Settecento, quando la famiglia Marinelli restaurò gli interni e costruì la piccola chiesa, chiamando gli artisti più conosciuti di Verona.

Riqualificò anche le altre sue proprietà di Piovezzano e la corte Ca’ dei Frati che si trovava all’interno della villa. Diede slancio alla produzione agricola e la adibì a luogo di villeggiatura, seguendo le orme della famiglia Carminati, precedente proprietaria dal 1679.

Gli anni scivolarono via veloci, vedendo susseguirsi diversi passaggi di proprietà: prima i Cogozzi e poi la congregazione dei Redentoristi, che usò la villa come luogo di ritiro per esercizi spirituali e meditativi.

Nei primi anni del Novecento arrivarono i Ronzetti, che iniziarono nuovi lavori di ristrutturazione, ricostruendo la villa padronale e decorando la piccola casa settentrionale secondo le tendenze dello stile Liberty.

Ora la villa è giunta nelle mani della famiglia Padovani ed è inserita nel circuito delle Dimore Storiche Italiane e delle Ville Venete. Abbiamo scoperto sotto il terreno della corte una fonte di acqua ipertermale dalle caratteristiche uniche nella zona.
Conoscere la storia di questa villa rurale è stato fondamentale per tenere traccia di tutta la vita intensa e meravigliosa che è passata da qui. 

Cosa non si farebbe per una chiesa

All’interno della corte è presente anche una piccola chiesa, la cui storia incuriosisce sempre tutti. Devi infatti sapere che nel 1778 la famiglia Marinelli – che all’epoca aveva la proprietà della villa – iniziò la sua costruzione per utilizzarla come luogo di culto privato. Qualche anno più tardi i fratelli Marinelli decisero di offrirla al culto pubblico, aprendo le sue porte anche alla gente del luogo, affinché potesse seguire la Santa Messa.

Prima però era necessario ottenere sia l’approvazione del doge che quella del vescovo, seguendo la burocrazia dell’epoca che non era meno contorta e farraginosa della nostra.

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Leggendo la documentazione presente nell’archivio storico della diocesi di Verona si scopre così che nella loro richiesta al doge Manin i fratelli Marinelli finsero di non aver ancora iniziato i lavori di costruzione.

Era l’unico modo che avevano per ottenere la concessione, che arrivò puntualmente il 13 settembre del 1794.
A quel punto era necessario anche il benestare del vescovo e qui viene da sorridere, perché si svela l’aneddoto più simpatico di tutta la vicenda.

Il 20 settembre i fratelli Marinelli chiesero anche al vescovo il permesso di erigere un oratorio pubblico.

Immediatamente venne inviato il parroco di Piovezzano Don Squarzoni a fare un sopralluogo e questo finse di non aver visto la chiesa già edificata, ma affermò di aver trovato uno spazio “decente ed atto” all’erezione di un luogo di culto.

Ottenuto così anche il benestare vescovile si compì l’ultima farsa burocratica: il parroco dichiarò di aver benedetto la posa della prima pietra il 24 settembre e di aver trovato la chiesa già ultimata il 2 ottobre, solo una manciata di giorni dopo! La burocrazia fu rispettata, la chiesa fu aperta al culto e la gente del posto iniziò a frequentarla.

Ora continueremo ad arricchirla giorno dopo giorno, portando avanti il suo prestigioso passato con uno sguardo rivolto al futuro.

Remo Padovani

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